La storia di Gigi Riva, ultimo hombre vertical. Del suo potente sinistro e di quella personalità silenziosa e ieratica. Un pistolero solitario dagli occhi di ghiaccio.

La storia. Basterebbe l’introduzione per dare un senso alla storia di Gigi Riva da Leggiuno, paesino disperso tra le brume dell’alta pianura padana. Poche pagine che raccontano di quel terribile infortunio che ne segnò l’inizio del declino nell’autunno del 1970 durante una partita della Nazionale nel freddo di Vienna, a pochi giorni dalla vittoria del suo Cagliari a San Siro (fresco di uno storico scudetto) e di quell’articolo in cui Gianni Brera scrisse: oltre 70mila spettatori, se li è meritati Riva, che qui soprannomino Rombo di Tuono. A pochi mesi dall’avventura del Mondiale messicano e della partita del secolo (Italia-Germania 4-3 non vi dice niente?). Ma è solo l’inizio di un racconto dalle atmosfere di un film western che narra dell’avventura sportiva e umana di un calciatore d’altri tempi, dalla personalità complessa segnata da lutti e dolori, e che seppe trovare nella Sardegna la terra e la gente in grado di capirne e sublimarne i tratti silenziosi e ieratici. Innamorato e riamato da quella terra che divenne tutt’uno con quella squadra che seppe strappare il primo scudetto della storia alle squadre del nord Italia, in un trionfo carico di significati che andarono ben oltre il semplice trionfo sportivo. Finendo per caratterizzare un’epoca a cavallo tra le speranze e le illusioni degli anni ’60, e i difficili e sofferti anni 70.

Quindi. Non aspettatevi una classica biografia a tema sportivo. Non solo quello, quanto meno. Questo Gigi Riva ultimo hombre vertical riesce a dare il senso complessivo dell’avventura umana e sportiva di uno dei più grandi calciatori italiani di tutti i tempi, adottando una chiave di lettura inedita. L’autore, attingendo alle sue competenze di appassionato di cinema, ne scandisce le tappe della scalata (e della dignitosa discesa dalla vetta) contrappuntandola ai paragoni di una serie di film spaghetti – western più o meno famosi. In un quasi sempre efficace espediente narrativo (sì, forse, ogni tanto un po’ ridondante). E poi c’è l’analisi sociologica del fenomeno Gigi Riva e, alla fine, il racconto di un paese a cavallo di due periodi che più diversi tra loro non avrebbero potuto essere. Particolare ed interessante, direi.

 

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